Termine che indica il fenomeno di trasformazione e adattamento di società che vengono in contato con altre culture. L'acquisizione di elementi culturali non è mai un fatto meccanico: le società selezionano gli elementi estranei assimilando solo quelli che si adattano ai modelli dominanti della loro cultura e sottoponendoli a modifiche spesso considerevoli.
L'accumulazione può essere considerata come il processo che determina la produzione e la riproduzione sempre più allargata del capitale e, in generale, dei rapporti sociali di produzione e del modo di produzione a esso corrispondente. L'accumulazione non è risparmio o semplice tesaurizzazione, ma è una parte integrante ed essenziale dello stesso processo capitalistico di produzione. Essa avviene non in base a presunte «capacità imprenditoriali», ma seguendo leggi oggettive che sono caratteristiche dell'intero modo di produzione fondato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione. Secondo Marx: «adoperare plusvalore come capitale ossia ritrasformare plusvalore in capitale significa accumulazione del capitale».
E' il processo storico che ha determinato le condizioni fondamentali della produzione capitalistica. Secondo Marx: «Il rapporto capitalistico ha come presupposto la separazione tra i lavoratori e la proprietà delle condizioni di realizzazione del lavoro... Dunque la cosiddetta accumulazione originaria non è altro che il processo storico di separazione del produttore dai mezzi di produzione. Esso appare "originario" perché costituisce la preistoria del capitale e del modo di produzione ad esso corrispondente» (Il Capitale, libro I, pp. 778-79). «...l'accumulazione originaria del capitale significa soltanto l'espropriazione dei produttori immediati, cioè la dissoluzione della proprietà privata fondata sul lavoro personale».
Scuola di pensiero che si basa sui precedenti pan-africani in particolare di di Marcus Garvey e che reagisce contro l'eurocentrismo, sottolineando l'importanza della civiltà africana classica e dei legami storici tra antico Egitto e culture africane moderne. E' particolarmente forte negli Stati Uniti e nell'area caraibica e può assumere diverse accezioni, ma la maggior parte sostengono che gli afro-americani sono una nazionalità distinta con una civiltà propria. I teorici dell' afrocentrismo esortano i neri e soprattutto gli afro americani di riconnettersi con il passato africano e di sviluppare una coscienza afrocentrica.
L'unione tra due termini «agitazione e propaganda» spesso applicato a forme radicali di teatro (teatro di strada), sviluppato in molti paesi negli anni '60 e '70 del novecento. L'espressione ha origine nelle pratiche culturali dei primi anni della rivoluzione russa, quando venivano attraverso la proiezioni di film e la realizzazione di manifesti si diffondeva la propaganda tra la popolazione rurale.
Nel senso
più generale indica la cessione, volontaria o meno, di un bene. Rousseau diede
una carica positiva:nel Contratto
Sociale, descrivendo il passaggio degli uomini da un primitivo stato
naturale a quello. In questo modo il singolo aliena la propria libertà
individuale ma per ottenere i maggiori benefici derivanti dalla sua appartenenza
alla collettività. Con Hegel la parola alienazione designa il processo di
separazione degli uomini dal prodotto della loro attività. Feuerbach, analizzò
il problema delle religioni sostenendo che l'idea di divinità era il risultato
di un processo in cui gli uomini avevano idealmente isolato le loro migliori
qualità; così gli uomini avevano separato se stessi dal prodotto della loro
attività creativa facendo di questo l'entità lontana, grandiosa e onnipotente
che ogni religione conserva tuttora al suo centro.
Marx elaborò il proprio concetto che comprendeva le forme diverse del fenomeno
nella sfera del lavoro, nell'ambito delle relazioni tra gli uomini e
nell'immagine di se stessi che gli uomini costruiscono; il termine mantiene il
suo significato generale di separazione dall'uomo da ciò che materialmente e
spiritualmente gli appartiene a vantaggio di qualcosa che si trova fuori
dall'uomo stesso (Estraneazione).
Nella sfera del lavoro il prodotto del lavoro diventa un oggetto estraneo al
lavoratore, non gli appartiene e contribuisce a costituire un mondo di oggetti
regolati da leggi proprie e sfuggito al controllo di chi ha contribuito a
costruirlo. Si è di fronte a un'espropriazione generalizzata dell'umanità a
beneficio dell'oggetto merce; solo qui «nelle sue funzioni bestiali, nel
mangiare nel bere e nel generare, tutt'al più nell'avere una casa, nella sua
cura corporale, ecc.»
Procedimento retorico attraverso cui un testo, o un'immagine, esprime un concetto o un senso riposto, non immediatamente intellegibile e diverso dal significato letterale.
Contro l'immobile quiete di forme rotonde e compiute, tipiche del classicismo e del simbolismo, le avanguardie novecentesche scoprirono la valenza della disarmonia, della dissonanza allegorica dell'arte che per natura richiama oltre l'opera: è questo lo spirito che, annunciato potentemente da Bloch in Lo spirito del'utopia (1918), verrà svolto più specificatamente da Benjamin (Il dramma barocco tedesco, 1928)
Dal latino alter, diverso. Concetto che indica la differenza assoluta che sussiste tra due grandezze.
L'alterità non indica dunque né un'analogia né una semplice differenziazione,
quanto la totale estraneità in tal senso non è sinonimo di diversità.
Produrre alterità indica la tensione a realizzare pratiche estranee all'ordine sociale dominante.
Contrasto di due forze opposte. Relazione di conflitto tra termini che si escludono reciprocamente. Il termine era sconosciuto alla filosofia antica e venne usato con significato sociopolitico da Kant. Hegel lo interpretò come relazione dialettica di esclusione. Marx tolse al termine la connotazione individualistica e considerò l’antagonismo un tipo particolare di contraddizione dialettica connessa alla divisione in classi della società e derivante dalla inconciliabilità degli interessi della diverse classi.
Con questo termine si designa generalmente un complesso di idee e di comportamenti polemici nei riguardi del clero cattolico, di quella che viene considerata la tendenza del potere ecclesiastico a fare uscire la religione dal proprio ambito per invadere e dominare l'ambito della società civile e dello Stato; posizione polemica che si estende anche verso gruppi, partiti, governi e individui che appoggiano questa tendenza.
L'insieme delle forme di critica, contestazione e resistenza, nei confronti del fascismo e in genere dei movimenti e dei regimi autoritari di destra. In senso storico proprio definisce l'attività di singoli, movimenti, partiti, che si opposero al fascismo italiano.
Corrente di pensiero sorta all’interno della psichiatria e della psicoanalisi europee e nordamericane negli anni Sessanta: si esprime in una contestazione delle forme correnti di trattamento dei malati di mente, e in una critica radicale del concetto di malattia mentale. I principali esponenti sono in Gran Bretagna Laing, in Francia Foucault e Guattari, negli Stati Uniti soprattutto Szasz.
Gli indirizzi antipsichiatri non negano l’esistenza di stati di disagio e di sofferenza psicologica individuale e collettiva, ma essi sostengono che nella grande maggioranza dei casi queste sofferenza e questi comportamenti sono il risultato non di malattie, disfunzioni o disturbi, ma di condizionamenti psicologi e ambientali o di contraddizioni sociali.
Uno dei due termini della contrapposizione, quello che si oppone alla tesi.
Politica coloniale che invocava l'identità tra colonia e madre patria. Si basava su una concezione universalistica del rapporto tra le razze umane, che escludeva in via di principio disuguaglianze di trattamento, anche se manteneva la convinzione della superiorità culturale e civile europea a cui appunto gli indigeni andavano assimilati.
Successione di pensieri che affiorano alla coscienza spontaneamente o a partire da un determinato elemento e che il soggetto esprime senza porre in atto alcun controllo o censura. È un metodo psicoanalitico di importanza essenziale, elaborato in modo diverso da Freud e Jung. L'associazione libera è stata poi variamente utilizzata negli esperimenti degli artisti surrealisti e dadaisti, nella pratica della pittura o nella creazione di poesie causali (le famose poesie dal cappello). Un uso sempre più sofisticato dell'associazione libera è stato poi ancora appannaggio del mondo delle arti (dal musicista Cage al cut-up dello scrittore Burroughs).
Di origine latina composto da ab, «da», e solvere, «sciogliere», ovvero «sciogliere da», «liberare da qualsiasi legame». E' quella forma politica in cui il sovrano non ha alcun limite al suo potere («libero da qualsiasi legame»). La forma di stato è caratterizzata da un governo non sottoposto a nessuna procedura di controllo politica o giudiziaria, nello stato assolutista tutto è alla mercé della volontà del sovrano.
Decisione politicamente motivata di non partecipare alle elezioni. Nell'astensionismo elettorale c'è sicuramente l'intenzione di non riconoscere la legittimità dello Stato (come accadde con i cattolici italiani della seconda metà dell'ottocento), o di un regime (come nel caso elezioni o plebisciti organizzati da stati totalitari). Il dibattito sull'a. fu particolarmente vivace nel movimento socialista con la contrapposizione tra fautori di una partecipazione elettorale e sostenitori di idee anarchiche e insurrezionali, ostili quindi a un ingresso nelle istituzioni. In Italia l'astensionismo socialista ebbe di fatto fine nel 1882. tendenze all'astensionismo riemersero tuttavia nel nascente movimento comunista intorno al 1920 e nei gruppi dell'estrema sinistra degli anni sessanta e settanta.
Termine di origine latina che deriva dal verbo «astrarre» (composto di abs, «da», e trahere, «trarre», ovvero «trarre da», «distogliere», «separare»). L'astrazione è quel processo relativo alla conoscenza che permette di distogliere il problema dalla contingenza reale per metterlo su un piano di pura considerazione intellettiva. L'astrazione si riferisce a qualsiasi procedimento che separa certi dati dal corpo principale del problema per sottoporli ad analisi separatamente.
Generalmente si intende per autodeterminazione o autodecisione la capacità che popolazioni sufficientemente definite etnicamente e culturalmente hanno di disporre di se stesse e il diritto che un popolo ha di scegliersi la forma di governo. Si può quindi distinguere un aspetto di ordine internazionale, consistente nel diritto di un popolo di non essere sottoposto alla sovranità di un dato Stato contro la sua volontà e di secedere da uno Stato al quale non vuole più essere assoggettato (diritto all'indipendenza politica), e un aspetto di ordine interno, consistente nel diritto di ciascun popolo di scegliersi la forma di governo che preferisce.
Riferito ai soggetti definisce la possibilità di decidere liberamente di se stessi.
Per autogestione in senso stretto si deve intendere un sistema di organizzazione delle attività sociali che si svolgono mediante la cooperazione di più persone (attività produttive, di servizi, amministrative), per cui le decisioni relative alla loro conduzione vengono prese direttamente da tutti coloro che vi hanno parte, in base all'attribuzione del potere decisionale alle collettività definite da ogni specifica struttura di attività (impresa, scuola quartiere ecc.).
Sono quindi riconoscibili due determinazioni essenziali del concetto di autogestione. La prima è il superamento della distinzione tra chi prende le decisioni e chi le esegue, rispetto all'allocazione dei ruoli in ogni attività collettiva organizzata in base alla divisione del lavoro. La seconda è l'autonomia decisionale di ogni unità di attività, cioè il superamento dell'intervento di volontà esterne alle collettività concrete nella definizione del processo decisionale.
La nascita della problematica dell'autogestione coincide con la diffusione del movimento dei consigli operai in vari paesi europei nel primo dopoguerra in risposta al problema della socializzazione dell'economia.
La diffusione del termine autogestione nella cultura e nel linguaggio politico si ebbe a partire dagli anni Cinquanta, in seguito all'introduzione in Jugoslavia di un sistema di organizzazione e statale così denominato.
A questa pratica hanno fatto riferimento le esperienze dei movimenti autonomi e sociali.
Termine tradotto dall'inglese (selfgoverment) che indica il sistema di autonomie locali tipico della Gran Bretagna. Il termine è anche usato con minore precisione, per indicare ogni forma di governo in cui un popolo (con evidente riferimento ai paesi ex coloniali) o una comunità locale, si amministri attraverso i propri rappresentanti.
Si definiscono autoritari i regimi che privilegiano il momento della concentrazione del comando in un'unica figura o in un solo organo svalutando gli istituti rappresentativi: con la riduzione ai minimi termini dell'opposizione e dell'autonomia dei sottosistemi politici e l'annientamento o il sostanziale svuotamento delle procedure e delle istituzioni intese a trasmettere l'autorità politica dal basso verso l'alto. Quelle autoritarie sono ideologie che negano in modo più o meno deciso l'uguaglianza degli uomini, mettono la massima enfasi sul principio gerarchico, propugnano forme di regimi autoritari, e spesso esaltano come virtù alcune delle compenti psicologiche (la disposizione all'obbedienza e all'ossequio verso i superiori, il disprezzo e l'arroganza verso i sottoposti) della personalità autoritaria.

