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Abitare
Lavorare
Organizzarsi
B
Balcanizzazione

Termine che indica una situazione di estrema frammentazione politica e di vuoti di potere in una regione, come avvenne nell'Europa danubiano-balcanica dopo la prima guerra mondiale, quando alla presenza dell'Impero austroungarico si sostituì un mosaico di piccoli stati divisi al loro interno e contrapposti gli uni agli altri dunque facili preda delle potenze vicine.

Baratto

La forma più elementare di scambio, consistente nel cedere una certa quantità di prodotti in cambio di altri. La necessità di allargare gli scambi portò con sé la necessità di trovare un materiale che fosse frazionabile, duraturo e accettato dai più in pagamento di prodotti di ogni genere: compare così la moneta.


 

Bene comune

In etica e politica, il fine a cui deve tendere la società umana e insieme il principio che deve guidare le scelte collettive. Si distingue dal bene individuale e dal bene pubblico: infatti non è la semplice somma dei beni individuali anche se non li nega; non è il bene di tutti in quanto uniti nello stato ma è il bene dei singoli che può essere perseguito soltanto nella concordia.

Biopolitica

Il termine ‘biopolitica’ risale all’elaborazione di Michel Foucault: «Termine con il quale intendevo fare riferimento al modo con cui si è cercato, dal XVIII secolo, di razionalizzare i problemi posti alla pratica governamentale dai fenomeni specifici di un insieme di esseri viventi costituiti in popolazione: salute, igiene, natalità, longevità, razze…» (Foucault M., Nascita della biopolitica, Feltrinelli, Milano 2005, p. 261).
Per essere più precisi, la biopolitica è parte del biopotere.
"Il biopotere tende ad assumere la vita e i suoi meccanismi, per divenire un agente di trasformazione della vita umana; questo, tuttavia, non significa che la vita sia stata integrata in maniera esaustiva alle tecniche che la dominano e la gestiscono. Essa fugge loro senza posa. Le forze che resistono si appoggiano proprio su quello che il potere investe, cioè sulla vita e sull’uomo in quanto essere vivente”.
M. Foucault, La volontà di sapere. Storia della sessualità 1, Milano, Feltrinelli, 1985

 

 

Blanquismo

Il blanquismo è, nel quadro del movimento operaio e socialista, la corrente che ha teorizzato l'insurrezione, violenta e improvvisa, di un elite di militanti come unico mezzo possibile per passare alla rivoluzione vera e propria, anteponendo il momento dell'organizzazione di un gruppo ristretto, chiuso e centralizzato a quello dello sviluppo in «larghezza» dell'organizzazione. La corrente ha un'origine nel pensiero e nell'attività politica di Louis-Auguste Blanqui.

Blocco storico

Questo concetto, analizzato e sviluppato soprattutto da Gramsci, si riferisce al problema del rapporto che, secondo la concezione materialistica della storia, intercorre tra struttura economica e sovrastrutture ideologiche, politiche, giuridiche. Gramsci osservò che, nel corso dello sviluppo storico, si realizza, in determinate condizioni, una «unità sostanziale», una corrispondenza, sia pure non immediata e meccanica, tra struttura e sovrastrutture e che, più in generale. L'origine stessa delle diverse realtà storiche va ricercata nella formazione di un gruppo sociale egemone (egemonia) che «cementa» attorno a sé l'intera società, per mezzo dell'ideologia, dell'organizzazione del consenso, dell'apparato statale, realizzando così un «blocco storico». Il concetto di blocco storico si riferisce, dunque, sia all'esistenza di questo stretto rapporto tra struttura e sovrastrutture all'interno di una determinata società, sia alla possibilità che la classe potenzialmente egemone ha di determinare le condizioni per la creazione di una nuova organizzazione sociale alternativa a quella esistente.

Boicottaggio

Azione volta a danneggiare economicamente industrie o stati non fornendo loro materie prime o non acquistando loro prodotti. Il termine boicottaggio deriva dal nome di C.H. Boycott,amministratore delle tenute irlandesi di lord Erne. I contadini alle sue dipendenze si rifiutarono di lavorare a causa del trattamento inumano al quale erano sottoposti (1880)

Bolscevismo

Dal russo «bol'sevizm» = movimento di maggioranza. Corrente del pensiero politico e partito politico nato nel 1903 all'interno del Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR). Il principale esponente del bolscevismo fu Lenin che ne espose i principi fondamentali nel Che fare?

Bonapartismo

Questa espressione ha nel linguaggio storico-politico un diverso significato a seconda che ci si riferisca alla politica interna o alla politica estera.

Per il primo significato si deve risalire allo scritto di Marx Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte e ad alcuni brani di Engels. Per i fondatori del materialismo storico il bonapartismo è la forma di governo in cui viene esautorato il potere legislativo, cioè il parlamento, che nello Stato democratico rappresentativo della borghesia è il potere primario, e in cui si attua la subordinazione di ogni potere all'esecutivo guidato da una grande personalità carismatica, che si pone come rappresentante diretto della nazione.

La parola è oggi usato anche per indicare una politica estera espansionistica, la quale persegue consapevolmente lo scopo di un consolidamento di un certo regime contro le radicali contestazioni di cui è oggetto all'interno del relativo Stato.
Borghesia

Derivante dalla radice tedesca burg (cittadella fortificata, da cui trasse origine l'insediamento urbano medievale), il termine fu riferito dapprima agli abitanti delle città medievali e soprattutto ai mercanti che godevano di privilegi che garantivano le loro persone e i loro beni. Nei secoli successivi il termine fu poco usato. Venne impiegato di nuovo nella Francia prerivoluzionaria per indicare i gruppi più ricchi e più istruiti del Terzo stato, che tendevano a definirsi in opposizione alla nobiltà. Solo a partire dal XIX secolo, il «secolo borghese», il termine trovò largo impiego nella ricostruzione storica retrospettiva, attribuito a gruppi diversi che sembrano avere in comune l'attività di intermediazione, intesa in senso lato, e che per comportamenti economici, sociali e politici si staccano nettamente dal «vecchio ordine».
Solo nel XIX secolo la borghesia assunse un ruolo di oggetto storiografico: infatti la storiografia liberale e poi quella positivista, soprattutto in Francia, di fronte al problema delle cause della rivoluzione del 1789 cominciarono ad attribuire alla borghesia un ruolo fondamentale nella lotta contro il privilegio e il potere assoluto.
Ma soprattutto nel Novecento, in particolar modo dal versante marxista, si è insistito sul ruolo storico della borghesia, strettamente legato al processo di sviluppo capitalistico. Questa sarebbe stata classe rivoluzionaria già durante le rivoluzioni inglesi del 1640-1649 e del 1688-1689 e poi ancora, dalla fine del Settecento alla metà del secolo successivo, nelle «rivoluzioni borghesi» che avrebbero avuto il loro epicentro nella rivoluzione borghese per eccellenza, quella francese del 1789. In questa prospettiva, al contempo ideologica e storiografica, le rivoluzioni del 1848 segnerebbero il ripiegamento conservatore della borghesia, minacciata da quel momento in poi, dall'emergere del proletariato di fabbrica e dalle correnti politiche democratico-radicali. 

Borghesia (2)

Il nome deriva da borghigiani, gli abitanti della città medievale (in tedesco: Burg).
Storicamente è la classe che ha sostituito la nobiltà feudale nell'esercizio del dominio sull'intera società; dal punto di vista dell'economia è perciò la classe che detiene attualmente la proprietà dei mezzi di produzione. La borghesia, sottolinea Marx, «ha avuto nella storia una funzione sommamente rivoluzionaria … Essa per prima ha mostrato che cosa possa l'attività umana. Essa ha creato ben altre meraviglie che le piramidi d'Egitto, gli acquedotti romani e le cattedrali gotiche; essa ha fatto ben altre spedizioni che le migrazioni dei popoli e le Crociate» (Manifesto del partito comunista, p. 29).
Per compiere quest'opera la borghesia ha praticato in modo aperto lo sfruttamento distruggendo i miti che lo circondavano, ha trasformato «la dignità personale in un valore di scambio» e costretto gli uomini ad aprire gli occhi sui loro rapporti. In soli cento anni di dominio e cioè dalla metà del secolo XVIII alla metà del secolo XIX la borghesia ha portato a un livello tale le forze produttive da superare tutto quello che le generazioni passate nel loro insieme avevano fatto. Ma, come «lo stregone che non può dominare le potenze sotterranee da lui evocate», la borghesia ha cresciuto con sé la classe antagonista che ne distruggerà il potere; il modo stesso in cui la borghesia può esistere, una continua lotta e una serie infinita di cambiamenti, l 'ha obbligata più volte a chiedere l'aiuto del proletariato e così a spingerlo nelle vicende politiche: «essa stessa, dunque, dà al proletariato gli elementi della propria educazione, gli dà cioè le armi contro se stessa».