Dal greco idea, aspetto, forma, apparenza, dal tema di idein, vedere.
Il termine, in senso ampio, indica ogni singolo contenuto del pensiero; in senso più specifico la rappresentazione mentale di una cosa reale o immaginaria oppure la nozione che la mente si forma di una cosa reale o immaginaria.
In senso metafisico il termine indica l'essenza delle cose, pensata da una mente; l'essenza-modello (archetipo), considerata in sé e per sé; il pensiero assoluto o l'attività creatrice di tutte le cose pensate. In senso gnoseologico idea è la rappresentazione mentale ossia un contenuto della coscienza.
Da idea ha origine il termine "ideale", dal latino tardo idealis, con cui si indica ciò che appartiene all'idea o che è proprio dell'idea. Questo termine è usato come aggettivo per descrivere ciò che esiste solo nel pensiero o che viene pensato come perfetto (stato ideale, bello ideale; come sostantivo, per indicare ciò che non è attuato, ma è attuabile (credere in un ideale, lottare per un ideale).
È la
nozione, di origine settecentesca, di una compiuta, ma non reale incarnazione
della perfezione in un certo campo. La nozione fu chiaramente espressa da Kant, in distinzione da quella di idea.
«La virtù e con essa la sapienza umana, in tutta la loro purezza, dice Kant,
sono idee. Ma il sapiente è un ideale, cioè un uomo che esiste solo nel
pensiero ma corrisponde pienamente all'idea di sapienza. Come l'idea dà la
regola, così l'Ideale serve di modello... Sebbene non si possa attribuire realtà
oggettiva (esistenza) agli Ideali, non perciò questi devono considerarsi
chimere, anzi offrono un criterio alla ragione che ha bisogno del concetto di
quel che è perfetto nel suo genere per valutare, alla stregua di esso, e
misurare il grado e il difetto dell'imperfetto» (Critica della Ragion Pura, Dialettica, cap. III, sez. I)...
L'aggettivo
ha tre significati fondamentali:
1. Corrisponde al primo significato di Idea, nel
qual caso designa ciò che è formale o perfetto nel senso che appartiene
all'idea come forma, specie o perfezione;
2. Corrisponde al secondo significato di Idea,
nel qual caso significa ciò che non è reale perché appartiene alla
rappresentazione o al pensiero.
3. Designa ciò che è perfetto ma irreale.
Di questo
concetto sono state date tre definizioni fondamentali:
1. Identità
come unità di sostanza
2. Identità
come sostituibilità
3. Identità
come convenzione
La prima definizione è quella aristotelica. Aristotele dice: «In senso essenziale, le cose sono identiche nello stesso senso in cui sono uno, giacchè sono identiche quando è una sola la loro materia (o in specie o in numero) o quando è una la loro sostanza. È quindi evidente che l'Identità è in qualche modo un'unità, sia che l'unità si riferisca a più cose sia che si riferisca a un'unica cosa, assunta come due: come avviene quando si dice che la cosa è identica con se stessa» (Metafisica, V, 9, 1018 a 7)
La seconda definizione è quella di Leibniz, che avvicina il concetto di Identità a quello di uguaglianza. «Identiche, diceva Leibniz, sono le cose che possono sostituirsi l'una all'altra salva veritate. Se A entra in una proposizione vera e sostituendo in questa B ad A la nuova proposizione continua ad essere vera, e lo stesso accade in qualsiasi altra proposizione, A e B si dicono identici; e reciprocamente se A e B sono identici, la sostituzione di cui si è detto può aver luogo» (Specimen Demonstrandi, Op.)
La terza concezione dell'Identità è quella secondo la quale l'Identità stessa può essere stabilita o riconosciuta in base a qualsiasi criterio convenzionale. Secondo questa concezione non si può stabilire una volta per tutte il significato dell'Identità o il criterio per riconoscerla; ma si può, nell'ambito di un determinato sistema linguistico, determinare in modo convenzionale, ma opportuno, tale criterio.
Dal latino identitas, da idem, medesimo, composto di is, egli, quello, e -dem che esprime in genere identità; corrispondente al greco tautòtes, identità, l'essere lo stesso.
Il termine in senso generale indica l'essere identico, la perfetta uguaglianza. In senso metafisico indica unità nella sostanza, nel senso di intrinseca indivisione e distinzione da ogni altro essere. In senso logico, strettamente legata al principio di non contraddizione, l'identità si esprime nel principio di identità a=a che enuncia che ciò che è, è, ciò che non è, non è. In senso psicologico indica la persistenza delle persona, ossia dell'individuo umano nei trati che lo contraddistinguono, facendone un tutto operante (identità personale).
In generale
la possibilità di evocare o produrre immagini indipendentemente dalla presenza
dell'oggetto cui si riferiscono. In questi termini l'immaginazione fu definita
da Aristotele che per primo la
sottopose ad analisi nel De Anima
(III, 3).
Aristotele
distinse l'immaginazione in primo luogo dalla sensazione, in secondo luogo
dall'opinione....
La
definizione dell'immaginazione non cambia un gran che nella storia successiva
del termine, ma le funzioni che si attribuiscono ad essa tendono a diventare
sempre più numerose e complesse. Bacone
poneva l'immaginazione accanto alla memoria e alla ragione. Cartesio
riconosceva nell'immaginazione la condizione di attività spirituali diverse.
Hobbes ugualmente vedeva nell'immaginazione una condizione fondamentale delle
attività mentali.
Questa
funzione dell'immanginazione nell'ordinamento generale delle facoltà umane
diventa un dato comune della filosofia del '600 e del '700. Spinoza che è
incline a mettere sul conto dell'immaginazione tutti gli errori della mente
umana, ritiene tuttavia che la mente non erra in quanto immagina ma solo in
quanto crede presenti le cose immaginate, che, per definizione, non sono tali.
Kant vede
nell'immaginazione «la facoltà delle intuizioni anche senza la presenza
dell'oggetto» e la distingue in produttiva
che è «il potere della rappresentazione originaria dell'oggetto e precede
l'esperienza» e in riproduttiva la
quale «riporta nello spirito un'intuizione empirica precedentemente
avuta».
Dal latino imaginatio; in greco phantasìa, immaginazione, rappresentazione, figura, immagine, dalla radice phàos, luce, nel senso di capacità di ricevere e mostrare immagini, rispecchiamento.
Il termine indica l'atto o l'attività dell'immaginare, in particolare,una forma di pensiero libera da regole o legami logici, che si esprime nella riproduzione o elaborazione, sviluppo i deformazione di immagini, anche in assenza degli oggetti percepiti. In senso più ampio, potenza creatrice. Oggi si usa il termine immaginario al posto di immaginazione per indicare non più la facoltà ma l'insieme dinamico dei suoi prodotti.
Dal latino imago, immagine, rappresentazione, da cui deriva il verbo imaginari, immaginare; in greco sia phantasma, sia phantasia, ambedue coradicali a phantazomai, immagino, mi fingo.
Il termine indica la forma esteriore di cose o persone, percepita sensorialmente o riprodotta per somiglianza in altri oggetti, una rappresentazione mentale vera o immaginaria. In senso filosofico indica un prodotto dell'immaginazione, una rappresentazione mentale soggettiva di un oggetto reale o inventato. In senso psicologico l'immagine è una esperienza percettiva che si realizza in assenza di stimolazioni sensoriali.
Dal latino tardo inconscius, inconscio, che non è conscio, composto di in, prefisso negativo, non, e conscius, dal verbo scire, che sa.
Usato come aggettivo, nel senso generale si riferisce a ogni fenomeno interno che non giunge al livello della coscienza. Usato come sostantivo, nella teoria psicoanalitica, indica tutti i processi mentali latenti, la cui esistenza è ammessa in quanto è deducibile dai suoi effetti.
Composto di individuale, che si riferisce a un solo individuo e del suffisso ismo che indica il carattere concettuale astratto del termine. Individualista è ogni dottrina che pone al centro della sua indagine l'individuo cui rivendica un significato originario e autonomo. L'individualismo etico è proprio di tutte quelle dottrine morali che considerano l'individuo fine, norma e criterio determinante d'ogni azione etica. Individualismo politico è proprio di quelle teorie politiche che subordinano l'esistenza del gruppo sociale alla realizzazione del benessere individuale. L'individualismo economico è proprio di quelle dottrine che legano lo sviluppo sociale alla libera iniziativa degli individui (homo oeconomicus).
Dal latino individuus, indivisibile, composto di in nel senso negativo di non, diviso; corrispondente al termine greco atomos, che non si può tagliare, indivisibile, individuale, l'individuo, composto di alfa provativo, non e tomos, dal verbo temno, taglio.
Usato come sostantivo indica ogni singolo ente in quanto distinto da altri della stesse specie. In senso metafisico indica l'indivisibile, ciò che non può essere ridotto ulteriormente ed è strettamente connesso al principio di individuazione, inteso come principio intrinseco dell'individuo, tramite cui a una persona o a una cosa vengono attribuite caratteristiche che la distinguono da altre persone.
Dal greco hypothesis, nel senso di base del ragionamento, supposto, premessa, presupposto, supposizione, da hypotithemi, metto o prendo per fondamento, come principio, suppongo, premetto; corrispondente al latino suppositio, supposizione.
Supposizione di fatti possibili o eventuali. In senso logico è ciò che è posto sotto, che sta alla base di una costruzione concettuale. In senso scientifico è una supposizione priva di valore scientifico, posta a fondamento della sperimentazione e verificata dalla stessa sperimentazione.
Dal latino ironia; corrispondente al greco ironeia, dissimulazione, finzione, ironia. In se nso generale indica la dissimulazione del proprio pensiero, con parole che indicano il contrario di ciò che uno pensa e vuol dire, anche se il vero pensiero è comprensibile dal tono con cui le parole sono espresse. In senso morale è il fingere di sottovalutarsi nei confronti dei propri interlocutori o della verità. In senso estetico il termine (ironia romantica) indica l'indifferenza assoluta dell'arista che considera la propria opera infinita nella sua potenza creatrice. In senso etico l'ironia indica il contrasto tra la coscienza di sé e la finitezza delle proprie realizzazioni.
Dal latino istinctus, stimolo, dal verbo istinguere, eccitare, corrispondente al greco hormé, impulso, istinto, da ornymi, eccito, spingo.
Nel senso generale indica l'impulso, una inclinazione, la disposizione innata dell'animo, l'indole, il temperamento. In filosofia è la forza che garantisce l'accordo della condotta dell'animale con l'ordine del mondo. Differente da tendenza in quanto l'impulso è di natura biologica; da impulso in quanto l'istinto è costante; da riflesso in quanto l'istinto si modifica attraverso l'educazione e le condizioni ambientali e sociali.

