Oligarchia significa, secondo l'etimologia, «governo di
pochi», ma nei classici del pensiero politico greco la stesa parola ha spesso
il significato più specifico ed eticamente negativo di «governo dei ricchi»,
per cui oggi viene usato il termine egualmente di origine greca «plutocrazia».
A causa del suo forte significato negativo il termine ha
avuto, ed ha tutt'ora, nel linguaggio politico più una funzione polemica che
non illustrativa. La mancanza di un ben definito significato tecnico del termine
è dimostrato anche dal fatto che esso viene esteso analogamente con estrema
facilità a rapporti di potere diversi da quelli politici, allo scopo di
designare lo stesso fenomeno del dominio di un gruppo ristretto e chiuso di
persone in organizzazioni diverse dallo Stato: onde si parla di oligarchie
economiche, militari, sacerdotali, burocratiche, finanziarie e via discorrendo.
L'opinione ovvero «ciò che può essere sottoposto a critica» è quella forma
di conoscenza che non ha validità universale ma solamente individuale e
soggettiva. Il termine è contrapposto quindi al concetto di verità, che rappresenta invece la
conoscenza che non può essere soggetta a mutamento poiché universale e valida
per ciascuna situazione.
L’esistenza dell’opinione pubblica è un fenomeno dell’età moderna: essa infatti presuppone una società civile separata dallo Stato, una società libera e articolata, ove esistano centri che consentano la formazione di opinioni non individuali, come i giornali e le riviste, i clubs e i salotti, i partiti e le associazioni, la borsa e il mercato, cioè un pubblico di provati associati, interessato a controllare la politica del governo, anche se non svolge una immediata attività politica. Con l’avvento della borghesia, con la formazione dentro allo Stato di una società civile dinamica e articolata, si forma un pubblico che non vuole lasciare senza controllo la gestione degli interessi pubblici ai politici. L’opinione pubblica è portata così a combattere il concetto di segreto di Stato, la difesa degli arcana imperii, la censura, per avere il massimo di «pubblicità» degli atti di governo.
S'intende per opportunismo
la ricerca di benefici personali nello svolgimento di qualsiasi attività
politica senza nessuna considerazione per principi ideali e morali. Nel
linguaggio politico marxista è il contrario di dogmatismo. Mentre con dogmatismo
si indica una rigida ed eccessiva aderenza ai principi marxisti, con opportunismo si fa riferimento ad una
altrettanto eccessiva disinvoltura e flessibilità nell'interpretazione degli stessi
principi. In entrambi i casi la conseguenza può essere la sclerosi dell'azione
politica rivoluzionaria.
In quanto fenomeno attinente essenzialmente alla sfera pubblica del potere politico, una prima e costitutiva qualificazione dell’opposizione è il suo porsi come opposizione politica. Con opposizione sociale ci si riferisce alle basi sociali, a una connotazione sociologica del fenomeno oppositorio. Ma o l’opposizione sociale è legata a una strategia politica o a un progetto politico, quale che sia, e allora rientra nella fenomenologia dell’opposizione politica, oppure rientra più appropriatamente nella fenomenologia del conflitto sociale. O nelle categorie di protesta sociale, o infine, se intensità della contestazione è assai forte, in quella di rivolta sociale.
Dal latino otium (tempo di riposo, di riflessione), secondo alcuni derivante anche da autium, da aveo (io sto bene). Indica un'occupazione prevalentemente dedicata all'attività intellettuale, ed è contrapposto al concetto di negotium, occuparsi (più per necessità che per scelta) dei propri affari.