Sistema sociale nel quale l'autorità e la proprietà familiare sono accentrate nell'individuo più anziano e di sesso maschile in ciascun gruppo di discendenza, e la loro trasmissione avviene in via maschile di padre in figlio, spesso con privilegi per il primogenito.
Nel linguaggio politico si chiama pluralismo quella concezione che propone come modello una società composta da più gruppi o centri di potere, anche in conflitto tra loro, ai quali è assegnata la funzione di limitare, controllare, contrastare, al limite di eliminare, il centro di potere dominante identificato storicamente con lo Stato. In quanto tale il pluralismo è una delle correnti di pensiero politico che si sono opposte e continuano ad opporsi alla tendenza verso la concentrazione e l'unificazione del potere. Ciò che distingue il pluralismo dalle altre dottrine antistatalistiche è che esso è rivolto polemicamente anche contro ogni forma di concezione individualistica della società e dello Stato, in quanto considera lo statalismo e l'individualismo come due facce della stessa medaglia.
Acquistando con il salario la forza-lavoro dell'operaio, il capitalista compie automaticamente due operazioni: 1. permette all'operaio di rinnovare (nelle condizioni storico-sociali date) la sua forza-lavoro e 2. acquisisce, in proprietà, la merce forza-lavoro.
La merce forza-lavoro è una merce viva, la cui particolarità specifica è di creare più valore di quanto sia necessario al suo sostentamento. La differenza di valore che per definizione è di proprietà del capitalista, costituisce il plusvalore, origine del profitto capitalistico.
Plusvalore assoluto
Il plusvalore ottenuto dall'allungamento del tempo del pluslavoro (aumento della durata del lavoro) dall'aumento dell'intensità de llavoro.
Plusvalore relativo
Il plusvalore ottenuto dalla diminuzione del tempo di lavoro necessario grazie all'aumento della produttività
Possono essere definite populiste quelle formule politiche per le quali fonte precipua di ispirazione e termine costante di riferimento è il popolo, considerato come aggregato sociale omogeneo e come depositario esclusivo di valori positivi, specifici e permanenti. Si è detto che il populismo non è una dottrina precisa ma una «sindrome». In effetti al populismo non corrisponde un'elaborazione teorica organica e sistematica.
Nel populismo il popolo è assunto come mito, al di là di ogni esatta definizione terminologica, a livello lirico ed emotivo. Il popolo ha sovente una matrice più letteraria che politica ed in genere i suoi concretamenti storici sono accompagnati o preceduti da illuminazioni poetiche, da una scoperta e da una trasfigurazione letteraria di dati o supposti valori popolari.
Dal francese positif, «positivo», riferimento all'utilità pratica.
Filosofia fondata
da Comte per cui sono da considerare validi
solo i fatti dimostrati scientificamente. Il
punto saliente è la fede nella scienza quale
unica via possibile al raggiungimento del benessere e del progresso umano.
Positivo è ogni fatto che ha una qualche utilità pratica, contrapposto alla
sterilità delle metafisiche classiche. L'atteggiamento scientifico è
l'unico in grado di risolvere ogni problema dell'uomo, la scienza diventa una
vera e propria fede.
Nella storia del pensiero occidentale il concetto di prassi rappresenta il momento centrale della filosofia marxista. Nella prima tesi su Feuerbach, Marx definisce la prassi attività pratico-critica, cioè attività umana sensibile nella quale si risolve il reale concepito soggettivamente. Il termine attività ci avverte del superamento del vecchio materialsimo naturalistico, di origine illuminista. Questa era una concezione nata in una economia ancora di tipo agrario, in cui uomo e natura costituivano un'identità immediata. Il materialismo storico di Marx instaura tra i due momenti un rapporto pratico, cioè attivo. Il concetto marxiano di prassi esprime proprio il potere dell'uomo di mutare l'ambiente esterno, tanto naturale che sociale: per questo Marx concepisce il reale come attività sensibile soggettiva. La concezione marxiana prevede una sola scienza: quella sull'uomo, che abbracci tanto la scienza della natura, quanto la scienza dello spirito.
Coerentemente con l'analisi marxiana, in Gramsci la prassi è storia, o meglio è il farsi della storia, cioè la sua realizzazione ad opera di una volontà razionale. Nella concezione marxista la storia dell'umanità è la lotta di classe, e con essa si identifica la prassi in una accezione secondo la quale non significa più prassi che si rovescia (come era ancora nell'idealismo), ma prassi che rovescia.
Principio che secondo la psicoanalisi presiede al funzionamento dell'apparato psichico, il quale tenderebbe automaticamente e in ogni momento a liberarsi delle tensioni spiacevoli.
La parte di plusvalore che rimane al capitalista.
L'idea di progresso si può definire come l'idea che il corso delle cose, e in particolare della civiltà, ha avuto dall'inizio un graduale aumento del benessere o di felicità, un miglioramento del singolo e dell'umanità, un movimento verso un obiettivo desiderabile. L'idea di un universo in perpetuo flusso non basta a costituire l'idea di progresso; occorre anche una finalità, un obiettivo ultimo del movimento. Per questa ragione s parla di fede nel progresso.
Il concetto è sempre stato assai discusso. Il fatto è che è sempre stato difficile negare il relativismo dell'idea. Come valore astratto e comprensivo di tutti i possibili progressi, il concetto diventa troppo spesso equivoco e provoca le obiezioni di chi si accorge che quel che da un certo punto di vista è progresso, da un altro punto di vista è regresso.
Secondo Adorno: «In realtà il progresso non è una categoria con carattere conclusivo: esso vuole impedire il trionfo del male radicale, non trionfare in se stesso; più che l'abbandono dell'uomo nel processo dello sviluppo, è il correttivo del pericolo sempre presente del regresso, l'opposizione al rischio della ricaduta».
Gli ultimi decenni del secolo hanno per lo più decretato una crisi decisiva della fede nel progresso sotto la spinta di una accentuata e diffusa sensazione che la catastrofe sia già iniziata, insieme con il degrado del pianeta, il cui inquinamento ha intaccato la fiducia che la scienza e la tecnologia possano poi risolvere i problemi precedentemente creati.
L'idea di progresso ha oggi perduto il valore di categoria interpretativa del processo storico e il significato di imperativo per un miglioramento indefinito ad ogni tappa del divenire storico.
I forza di specifiche nozioni di lavoro e di sfruttamento, Marx definisce il proletariato non tanto come una condizione sociale, quanto in base al rapporto sociale di produzione, storicamente determinato, nel quale esso è inscritto come uno dei due poli: l'altro essendo la borghesia.
Sotto questo profilo il proletariato è definibile come l'insieme dei lavoratori salariati e produttivi che, non detenendo la proprietà dei mezzi di produzione con cui operano, sono sottomessi al controllo del capitalista dal quale - in quanto figura del capitale - sono espropriati dal plusvalore da essi stessi prodotto, venendo d assicurare in tal modo la valorizzazione del capitale e la propria riproduzione, quale forza lavoro assoggetta al capitale.
La propaganda può essere definita come la diffusone deliberata e sistematica di messaggi indirizzati ad un determinato uditorio e miranti a creare una immagine positiva o negativa di determinati fenomeni e a stimolare determinati comportamenti. La propaganda è quindi uno sforzo consapevole e sistematico diretto ad influenzare opinioni ed azioni di un certo pubblico no di un'intera società. È facile intravedere i pericoli attuali implicati nella propaganda se si considerano i progressi verificatisi sul piano tecnologico, l'ampiezza dell'uditorio raggiungibile, e la utilizzazione indiscriminata e talora brutale di tecniche di persuasione.
Nella concezione freudiana la psicoanalisi presenta tre aspetti fra loro strettamente collegati: essa si pone come un procedimento volto all'analisi dei processi mentali inconsci, prevalentemente sulla base delle libere associazioni prodotte dal soggetto in analisi; come una forma particolare di psicoterapia che utilizza risultati delle suddette libere associazioni e sfrutta appieno tutte le implicazioni del transfert che si instaura tra l'analista e l'analizzato; come un insieme articolato e complesso ancora in evoluzione di ipotesi e teorizzazioni relative al funzionamento psichico dell'individuo. In quest'ultimo senso la psicoanalisi ha fondato un vero e proprio percorso di liberazione (individuale e collettivo), ancora oggi, benché in crisi, e attraverso strade inedite e innovatve, aperto e fecondo.

