

Mi sono sganasciato dalle risate, piegato in due sul divano, sdraiato per terra a rantolare: "Basta! Ora Basta! Vi prego! Basta!", e verso la fine della trasmissione, quando la Guzz ha intervistato, si fa per dire, l'imitatore del responsabile lavoro del piddì con così tanta e acuta finzione e serietà mi facevano così male le mascelle ma così tremendamente male, che ho dovuto spegnere la tv.
di Max Slesia
Non mi ricordavo che iniziava il nuovo programma della Guzzanti.
Mercoledì sera ho acceso la televisione tardi, per inedia e noia. Una veloce carrellata alla ricerca di niente, notizie, sport ed ecco qua che mi imbatto casualmente in Un due tre stella: il ritorno della Guzzanti in tv.
Mi dico porca miseria è il nuovo programma della Guzzanti, me l'ero dimenticato, e mi sistemo sul divano e mi ripeto ora ci facciamo due risate, dopo tanti anni, finalmente.
Certo il programma era già cominciato da un pò e allora io mi sono subito ricordato dell'ultima volta che l'avevo vista in tv, parecchio tempo fa, nella prima puntata di una trasmissione poi abortita (fatta abortire cioè), Riot si chiamava o qualcosa del genere, in cui la Guzzanti aveva costruito la satira eccezionale di una puntata del vespiano Porta a porta. Ne erano venuti fuori una serie di personaggi favolosi, macchiette tragicomiche di quell'italietta che pascolava invariabilmente ogni talk show nostrano e che ha fatto poi dieci anni di storia del nostro paese. Un paesaggio mentale all'avanguardia, avevo pensato allora: questa qui sta dieci anni avanti a tutti, mi ero detto.
Poi il programma era stato censurato e cancellato. Mala tempora...
E così mercoledì passato, quando accendo la tv, rimango di stucco dalla genialità della soubrette romana (come pure è stata chiamata la Guzzanti), quando mi ritrovo davanti agli occhi la riproposizione dello stesso materiale satirico, e cioè della stessa micidiale gag del talk show. Solo che, talento inarrivabile, invece che le macchiette italoforzute o pdemocratiche, la Guzzanti mette in scena una satira al limite del disumano degli intellettuali di sinistra, benecomunisti, o comunisti tout court. Rilancia la perfida. Un genio, penso ammirato dal coraggio.
E come sono fatte bene ste macchiette!
Vero che la Guzz nel frattempo ha pascolato le terre dei movimenti, ma caspita come ne ha capito subito i tic ridicoli, la vaniloquenza nervosa e le piccole ambizioni malnascoste!
Per dire, ci sta la satira perfettamente elaborata del cognitario contemporaneo. Un attore bruttino e nevrotico che ogni volta che parla agita le mani in una forma malsana di coma epilettico costante. Poi si aggiusta continuamente gli occhialini a là page ed è sottotitolato, perfetto come un epitaffio, con il ruolo di quello che ha studiato. Magistrale davvero. Nemmeno il pur spietato Petrolini l'avrebbe fatto così aderente alla realtà, così inesorabile e definitivo, così inquietante e a tratti mostruoso, eppure così comicamente ridicolo: esilarante.
Ci sta poi l'imitazione dell'intellettuale benecomunista, rigorosamente di mezza età, che si aggira col suo corpaccione squilibrato nello studio e finge una imbranataggine molesta, inciampa non sa dove mettersi seduto, solo per finire nella visuale della telecamera il più spesso possibile. Ne avremo visti centinaia di questi tipi nelle assemblee e nelle università, teneri mica tanto dinosauri di un tempo che fu. Anche qui l'imitazione è acuta e benché piuttosto amara, riesce a fare sorridere. Mi è sembrata una riedizione in chiave militante di aldogiovanniegiacomo che salutavano continuamente dietro l'inviato televisivo, ricordate?
C'è infine l'agghiacciante parodia dell'economista radicale, ormai immancabile in ogni talk show di sinistra, che pontifica di alternative costituenti e default guidati con impeccabile giacca e cravatta da tecnico. E qui mi trovo a pensare che davvero la Guzzanti se ne deve essere fatte tante di assemblee del movimento, ma davvero tante, perché questa dell'economista radical chic è una figura nuova, in tempi di crisi finanziaria, e lei è riuscita a farla imitare da un vero genio del sadismo da cabaret.
Insomma mi sono sganasciato dalle risate, piegato in due sul divano, sdraiato per terra a rantolare: "Basta! Ora Basta! Vi prego! Basta!", e verso la fine della trasmissione, quando la Guzz ha intervistato, si fa per dire, l'imitatore del responsabile lavoro del piddì con così tanta e acuta finzione e serietà mi facevano così male le mascelle ma così tremendamente male, che ho dovuto spegnere la tv.
Ancora oggi che ne scrivo non riesco a farlo senza ridere. Non date retta ai critici televisivi: la Guzzanti sta davvero dieci anni avanti a tutti.